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Mezzojuso, la colonia arbëreshe

Dalle sommità delle rocche che dominano il paesaggio di Mezzojuso, si osserva una dimensione naturale millenaria dove l’identità rurale e i ruderi in pietra raccontano secoli di storia. Questo territorio è segnato profondamente dall’eredità culturale arbëreshe: la comunità si stabilì qui a seguito dell’arrivo di profughi albanesi in fuga dall’avanzata turca (storicamente nel XV secolo). Il cuore di questa convivenza è la piazza centrale, dove sorgono, una accanto all’altra, due Chiese Madri: l’Annunziata, di rito latino, e San Nicolò di Mira, di rito greco. Questa vicinanza fisica simboleggia la pacifica integrazione tra diverse identità confessionali.

La Chiesa di San Nicolò di Mira, aperta al culto nel 1520, conserva intatta la tradizione bizantina: ancora oggi i fedeli intonano la Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo in greco traslitterato. L’elemento architettonico e liturgico centrale è l’iconostasi, la parete decorata che separa la navata dal Bema (il santuario dove si celebra l’Eucaristia). La storia di quest’opera riflette i cambiamenti del gusto estetico: tra il 1781 e il 1800, l’iconostasi originale fu smontata e le icone furono appese alle pareti della chiesa secondo le mode dell’epoca. Solo nel 1900 si avviò un processo di riorganizzazione, con il trasferimento di alcune opere a Santa Maria di tutte le Grazie, la prima chiesa arbëreshe del paese, restituendo infine a San Nicolò la sua fisionomia spirituale originaria.